
12) L'innamoramento aiuta a comprendere.

N cor fu mai pi saggio.
che percosso d'amor, [...].

(G. Leopardi, Amore e Morte, versi 17-18)
.
Al contrario di quanto comunemente si ritiene, per Platone
l'innamoramento favorisce la possibilit di comprendere quelle
cose che a mente lucida risultano incomprensibili. Il dialogo si
svolge fra Socrate e il suo giovane amico Fedro, che  stato ad
ascoltare un discorso, tenuto dall'oratore Lisia, sull'amore.
Trovato un luogo piacevolissimo lungo le rive dell'Ilisso, i due
si fermano a discutere e Fedro legge il discorso di Lisia, in cui
si sostiene la superiorit del comportamento di coloro che non
amano rispetto a quello di coloro che amano. Riportiamo i brani in
cui Socrate contesta questa posizione, e ad essa contrappone il
racconto di un discorso del poeta Stesicoro.
Fedro, 244 a-b; 245 b (vedi manuale pagine 95-96).
1   [244 a] [Socrate] - [...] Ed  cos che deve dire: Non 
verace il discorso che ad un innamorato si debba preferire chi non
ama, con il pretesto che l'uno delira e l'altro invece  sano e
saggio. Ci sarebbe detto bene se il delirio fosse invariabilmente
un male; ora invece i pi grandi doni ci provengono proprio da
quello stato di delirio, datoci per dono divino. Perch [b]
appunto la profetessa di Delfi, le sacerdotesse di Dodona, proprio
in quello stato di esaltazione, hanno ottenuto per la Grecia tanti
benefici, sia agli individui che alle comunit; ma quando erano in
s fecero poco o nulla. [...].
    [...]
2   [245 b] Tante grandi e splendide opere, e ancora maggiori
posso enumerarti come dono del delirio che viene dagli di! Non lo
si tema quindi per se stesso, n ci sconcerti quell'argomento che
ci mette in guardia per farci preferire un amico in senno in luogo
di uno appassionato. Ma questa teoria canti vittoria, solo dopo
aver dimostrato che l'amore  inviato dagli di all'innamorato e
all'amato non per loro vantaggio. Sta a noi dimostrare il
contrario, cio che questa specie di delirio  la pi grande
fortuna concessa dagli di

 (Platone, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1967, pagine 749 e
751).

